Lorenzo Poccianti fotografa nobili e celebrità come quadri dei grandi maestri. «Ora vorrei immortalare i divi di Hollywood, sarebbero i soggetti perfetti»
Il Conte Sebastiano Capponi, l’imprenditore che, nell’anno del signore 2010 amministra le tenute di famiglia, scruta l’osservatore dalla cornice negli abiti cinquecenteschi dell’avo banchiere. Si è quasi inventato la macchina del tempo, l’artista fiorentino Lorenzo Poccianti che, oggi, dalle 18, inaugura la mostra «Ritratti». Visitabile su appuntamento fino all’8 luglio prossimo, presso il Palazzetto Sannini in via Santo Spirito 6, stasera aprirà le porte del vernissage anche ai visitatori di «Lo spirito della Rive Gauche». la piccola notte bianca dell’Oltrarno. Ventiquattro opere in tutto di cui 18 ritratti, appunto, davvero unici: si tratta infatti di scatti fotografici il cui soggetto ripropone, con una fedeltà impressionante, quadri appartenenti alla storia dell’arte mondiale, dalla ritrattistica manierista del Bronzino, alle atmosfere art nouveau di Gustav Klimt. Con una cura maniacale dei dettagli: il soggetto, infatti, viene vestito esattamente come il protagonista del quadro.
Se nel caso del Barone Giovanni Ricasoli, l’operazione ha comportato solo l’indossare la veste e il celebre cappello del duca di Urbino di Piero della Francesca, si è rivelata più complicata nella riproduzione di altre opere come l’autoritratto di Tamara De Lempicka, caratterizzato da un drappeggio della sciarpa svolazzante indossata dalla protagonista che contribuisce all’idea del movimento data dal quadro. «Per quel ritratto in costume feci creare il cappello di feltro da una stilista e appuntammo la stoffa sul set come nel quadro». racconta Poccianti. Che ha chiamato Masters Revisited questo settore delle sue opere, oggi quello più richiesto dai suoi committenti, ma che nacque quasi per caso: «È iniziato tutto a New York, visitavo con un amico la Frick Collection (museo ricavato nella casa del magnate Henry Clay Frick, grande collezionista) e rimasi folgorato di fronte al ritratto di Lodovico Capponi del Bronzino, così che decisi di tornare a Firenze per fotografare tanti amici della nobiltà cittadina, nei panni dei loro antenati». Un’iniziativa fortunata che, dopo un’esposizione alla loggia Rucellai nel 1997, porta Lorenzo e i suoi nobili fiorentini proprio dove tutto aveva avuto inizio: a New York, invitato ad esporre alla galleria L’antiquaire & The Connoisseur inc. Da lì in poi, complice la pubblicità della stampa di primo piano, è un continuo: Lorenzo inizia a ritrarre grossi nomi del panorama sociale americano e non, questa volta in base alle somiglianze fisiche, scavando in un archivio artistico virtualmente infinito: «Ci vogliono da uno a tre mesi per il prodotto finito. Lo scatto non è che il punto mediano di un lungo lavoro di pre e post-produzione. Si parte col cliente che mi chiede "In che panni mi vedresti?", poi, dopo un’attenta ricerca, offro in genere tre proposte. Si passa quindi a trovare l’abbigliamento più adatto».
E se a Firenze o a Roma le sartorie teatrali si rivelano fonti preziose per il fotografo fiorentino, oltreoceano capita anche di rivolgersi a case di produzione cinematografiche per rintracciare l’accessorio giusto. E c’è anche chi non bada a spese, come la famiglia reale saudita a Washington: «Con loro feci sei ritratti - racconta - mi portai tutto lo staff e ricreammo persino i fondali appositamente». Oggi però, nei sogni di Lorenzo, c’è la west Coast: «Trasferirmi a Los Angeles sarebbe il massimo. Vorrei fotografare gli attori di Hollywood: le star, abituate a trasformarsi in qualcun’altro per mestiere, sarebbero i soggetti perfetti per me. Già immagino, ad esempio, Angelica Houston come la Madame X di Sargent, o Elton John in un ritratto di Lawrence. Con lui ho già avuto dei contatti, non è detto che non si faccia qualcosa per la sua fondazione benefica». Ma c’è anche la Toscana nei suoi progetti futuri di Poccianti: «Ispirandomi a Giambattista Moroni, che ritraeva i professionisti nel loro ambiente di lavoro, vorrei fare qualcosa per Prato Expo con gli industriali del tessile». Si rischia di restare prigionieri del gioco di Poccianti: l’arte che esce dalla tela e si imbeve di realtà, per poi ritornare nella cornice.
Edoardo Lusena
Fonte: Corriere Fiorentino








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