Due studiosi bolognesi affermano di aver trovato i resti di Michelangelo Merisi nel cimitero di Porto Ercole a Grosseto: «Siamo sicuri all'85 per cento»
«Possiamo affermare di aver trovato i resti mortali di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio»: questa è la conclusione della ricerca presentata al teatro Alighieri di Ravenna dal Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici culturali e ambientali. Alla fine della conferenza i frammenti ossei del pittore sono stati esposti in una teca all’ingresso del teatro. L’intervento finale è stato affidato a Silvano Vinceti, presidente del Comitato, che ha tratto le conclusioni storiche della ricerca scientifica effettuata dall’Università di Bologna col supporto del Cedad (Centro di Datazione e Diagnostica) dell’Università del Salento e del Centro ricerche ambientali di Ravenna.
GLI STUDI PARTITI DA GROSSETO - La ricerca, coordinata dal professor Giorgio Gruppioni, era iniziata dal cimitero di Porto Ercole, in provincia di Grosseto, dove si suppone che Caravaggio fosse stato sepolto nel 1610. Gli scienziati hanno datato i campioni, escludendo quelli appartenenti a donne e bambini, con l’ausilio del Carbonio 14. Hanno poi verificato se nei frammenti compatibili ci fossero concentrazioni alte di piombo e mercurio, metalli contenuti nei colori utilizzati dai pittori dell’epoca, e confrontato il dna con quello dei presunti discendenti del Caravaggio, vale a dire coloro che portavano il cognome «Merisi».
«SONO I RESTI DI CARAVAGGIO ALL'85%» - Da qui l’individuazione di alcune ossa che gli studiosi ritengono essere quelle del pittore: «Utilizzando stime prudenziali - ha spiegato Gruppioni - possiamo dire che sono all’85% i resti di Caravaggio». Lo storico Vinceti non ha dubbi: «La ricerca antropologica e le avanzate tecnologie della scienza - ha detto - fanno sì che i risultati messi a disposizione dello storico siano credibili e solidi quanto le testimonianze oculari dell’epoca». Da qui la conclusione che, dal punto di vista della certezza storiografica, «quelle che mostriamo oggi sono le ossa di Caravaggio».
Fonte: Corriere Fiorentino








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