Ho un fratello psicologo che davanti alle mie numerose fobie, mi prescrive spesso un po’ per scherzo un po’ per realtà, la cosiddetta “terapia d’urto”.
ersonalmente non ho nessuna intenzione di praticare il bungee jumping (salto con l’elastico) per superare la paura del vuoto, però è quello che prescriverei ai molti italiani che professano a voce alta il proprio pluralismo e fede democratica per poi smentirla davanti a chiunque non la pensi come loro. Il sottoscritto per primo, ed è per questo, per esperienza diretta, che vi voglio parlare della terapia d’urto alla quale mi sto sottoponendo e grazie alla quale sto facendo progressi insperati.
La terapia d’urto in questione si chiama: FACEBOOK (da ora abbreviata in FB).
Sì, avete letto bene. Lo strumento o meglio il social network del quale avete sentito parlare come un demone della futilità, della negatività (ultimamente ha fatto scalpore anche per aver ospitato inconsapevolmente un sito razzista contro i bambini down), della perdita della privacy, dei nullafacenti “intossicati” da internet… può invece diventare il “bungee jumping” della vostra intolleranza.
Ed ecco la mia breve analisi. In FB c’è il mondo, nel vero senso della parola: persone di ogni angolo della terra, di ogni lingua, di ogni idea politica e religiosa, di ogni morale, altruistica o criminale, di ogni tendenza sessuale, di ogni età. Nella vita non potreste mai parlare e confrontarvi nemmeno con un centesimo di queste persone per molti motivi, alcuni banali come la distanza geografica o la lingua, altri più complessi, dati dalle barriere radicate in ciascuno di noi: le idee politiche che ci spingono a confrontarci solo con chi la pensa come noi, il credo religioso che ci spinge a pensare che tutti quelli che professano altre fedi stanno dalla parte sbagliata; Dio è uno e sta con noi. Inoltre, difficilmente parleremmo dell’ultima tendenza musicale con un settantenne o viceversa di politica con un quindicenne. E’ vero che fra gli amici che scegliamo si possono verificare l’età, l’istruzione e qualche altra informazione, se pubblicata, ma quando si apre un dibattito, delle molte persone che intervengono vediamo solo un’icona e quindi siamo obbligati a rispondere in funzione di quello che leggiamo. Dietro quell’icona ci può essere un prete, un bambino, una persona anziana, un disabile, un adolescente, un omosessuale, un timido, un violento, una persona gioviale o una depressa, insomma come ho già detto, il mondo. E davanti a questa incertezza, se vogliamo partecipare al confronto, impariamo dopo un certo tempo e a nostre spese che dobbiamo misurare il linguaggio. E’ chiaro che questo vale solo per coloro che vogliono civilmente confrontarsi. Come è nella vita di tutti i giorni c’è anche chi entra in FB per insultare e provocare, ma questo appunto fa parte della vita, solo che qui si può rispondere per le rime a un violento e isolarlo senza finire accoltellati. Se poi si conoscono le lingue vi si apriranno strade privilegiate.
Per proseguire con il racconto della mia esperienza di “terapia d’urto”, questa è iniziata timidamente con molta remora e paura di perdita della privacy, tanto che ho provveduto a scrivere bene in vista: “amici scrivetemi, ma non troppo”. Un vero controsenso per chi entra in FB; è come tuffarsi in mare e pretendere di non bagnarsi troppo.
Poi ho selezionato ben bene solo un certo tipo di persone che presupponevo avessero i miei stessi gusti e la pensassero politicamente come me, o quasi, e nonostante tutto mi sono scontrato duramente con chi mi si è opposto in maniera a mio avviso arrogante. Il passo successivo era quello o di cancellarsi o di imparare a sopportare critiche anche pesanti e poi di conseguenza imparare a non dare per scontato che il mio pensiero invece non infastidito nessuno. Insomma sto ancora alle “prime classi” e per arrivare all’università della tolleranza ci vorrà ancora molto e forse non ci arriverò mai, e forse non è neanche giusto che ci si arrivi perché tollerare non può voler dire subire, ma solo rispettare il pensiero degli altri anche quando contrasta con il nostro, ma non quando diventa violento e offensivo. E per dirla come Gino Strada, durante la manifestazione per i tre medici sequestrati in Afganistan: “…io sono contro la guerra però non sono un pacifista fino in fondo…e se qualcuno mi viene a dire che loro sono dei terroristi, rischia proprio uno sberlone.”
Questo per togliere ogni equivoco ai benefici della “terapia d’urto” di FB. Come un intervento estetico, può aiutarvi a migliorare nell’aspetto, ma se siete veramente brutti… non diventerete mai un adone e inoltre stareste anche male nei suoi panni; ognuno deve imparare a far diventare accettabili anche i propri difetti e saperci convivere. Così usando FB non diventerete come san Francesco, ma magari se vi dovesse scrivere Ignazio Benito Maria La Russa, non lo accusate subito di avere un comportamento fascista o Bossi razzista, ma sarete in grado di contare fino a dieci, poi, fatelo pure; lo psicologo vi comprenderà.
di Paolo Moscogiuri
Fonte: http://www.gliitaliani.it







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